Già,  briganti,
in realtà furono i partigiani dell'epoca, quando un re di lingua e di cultura franciosa, seguendo i consigli più o meno fraudolenti del cadetto di un patrizio vignaiolo, dal borghese  nome di Benso e solo in seguito gloriato del comitato, mise gli occhi sul banco di Napoli.
La astuta strategia di non esporsi, mandando alla ventura il corsaro dei due mondi, (se perdeva perdeva don Peppino longobardo, se vinceva vinceva l'erede del borgognon Biancamano e così fu).

Accadde quando a Crevola ancora  si arrampicavano a spaccare l'antigorio e lo portavano a valle con le slitte e con la gerla.

La consolazione è che da quei soldi discese l'attività torinese di assemblaggio carrozze con oltre tremila dipendenti terroni.

Cosa accadde lo ricordano male in troppi e bene in pochi.
Franceschiello e Sofia, lei anche più di lui pur se "striaca" erano i "reali" reali italiani.
Teano fu iscritto nella storia, ma la storia la scrissero Gaeta e Civitella.

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