A me piace molto il batterista che si riconosce con la sua bravura all'interno di un gruppo, di una band. Meno, quando il batterista è una figura a sè stante che propone il suo virtuosismo. Quando a Milano arrivarono molti anni or sono i Grand Funk railroad, i riflettori erano tutti puntati sui tre elementi del gruppo. Ad un certo punto però improvvisamente, il chitarrista ed il basso uscirono di scena, e le luci verdi e rosse catalizzarono l'attenzione del pubblico sul batterista. Egli continuava il ritmo della canzone da solo, come se ci fossero gli altri due, finchè diede vita ad un'assolo impressionante che rimbombava al vigorelli per le casse amplificate che aveva. Quando il ritmo a locomotiva fu alternato dai colpi di testa sui rullanti, ci fu un'ovazione oceanica, un rombo di applausi! Lo vedo come fosse ieri. Non era un assolo: era un locomotore senza più controllo. Era tutt'uno con lo strumento, un prolungamento degli arti ! Solo quando la folla cominciò a scandire: Grand Funk! Grand Funk ! Entrarono gli altri due che si unirono nel momento preciso in cui il batterista riprese il ritmo del pezzo. Che tempi ! Un altro batterista che mi faceva strabiliare era il mai dimenticato Keith Moon degli Who!E quando mi viene in mente il tochtochtototoch, sentito l'altro giorno....mi viene da piangere.:^O