Capisco perfettamente l'elenco dei rischi che hai fatto, sono la realtà quotidiana di chi vende online. Ma c’è una differenza fondamentale tra il rischio fisiologico (il pacco che si rompe o l'acquirente disonesto) e l'accettazione dell'inefficienza totale di un fornitore di servizi.

Il punto non è la rassegnazione, ma la tutela legale. Se io pago un'assicurazione e un servizio di trasporto, non sto scommettendo alla SNAI: sto stipulando un contratto.

Ecco perché non posso concordare sulla rassegnazione in questo caso specifico:

  • Il ritardo non è un'opinione: Tra il ritiro del 1° dicembre e la consegna del 5 gennaio sono passati 35 giorni.

  • Il Codice del Consumo (Art. 61): Non sono io a essere 'impaziente', è la legge che stabilisce che dopo 30 giorni senza consegna ho il diritto di riavere i miei soldi.

  • La prova del rimborso: PayPal non mi ha dato ragione 'per cortesia', ma perché Auctane SLU (Packlink) non ha saputo dimostrare la consegna nei tempi previsti dalla disputa, tanto che l'addebito dei 14,30 € è arrivato direttamente dalle loro casse il 5 gennaio.

Sulla questione del risparmio e del BAN: se per risparmiare 30 euro su una spedizione devo accettare che il corriere possa far sparire i miei pacchi per un mese senza rimborsarmi, quel risparmio è un'illusione ottica. Se mi banneranno, ci sono decine di altri broker. Ma trovo assurdo che un venditore debba temere una 'ritorsione' (il ban) solo perché ha preteso che venisse applicato il Codice Civile (Art. 1218) su un servizio palesemente non reso.

Preferisco gestire il mio business facendo valere i contratti che firmo, piuttosto che sperare nella fortuna mentre un broker in liquidazione gestisce i miei soldi e la mia merce con risposte automatiche. I diritti non si negoziano per uno sconto sulla spedizione.