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in data 28-09-2012 14:25
Forse sei a posto (il forse non lo uso a caso) dal punto di vista fiscale, non ho strumenti per dubitarne.
Ma il commercio ha anche altre regole, specialmente quello online, e le sanzioni non sono meno salate.
Ti prego, non prenderci per sprovveduti, prendi atto del consiglio ed anziché fidarti di ciò che sai, che hai letto online o che ti hanno detto e del nostro parere, che tanto conta nulla, prendi informazioni serie.
[...]chi è imprenditore, innanzi tutto persegue il fine di lucro, ha accesso a molteplici fonti di finanziamento sia pubbliche che private, esercita la compra-vendita (ovvero ricarica i prezzi della merce comprata per rivenderla a prezzo maggiorato), ha il diritto alla compensazione dell’I.V.A. (ovvero esercita un calcolo di differenza algebrica tra gli importi di I.V.A dei suoi acquisti, e quindi l’imposta che ha pagato, e l’I.V.A dei prodotti che ha venduto, e quindi l’imposta che abbia eventualmente incassato. Se questi ultimi sono inferiori ai precedenti non solo non deve nulla allo stato ma ne diventa addirittura creditore), paga le tasse in maniera e con metodi assai differenti dal privato cittadino che risulti invece un lavoratore dipendente, è riconosciuto come professione, quindi come lavoratore, ed ha quindi diverse tutele, ha la possibilità di aproviggionarsi delle merci da canali ai quali i privati spessissimo nemmeno possono accedere, e comunque a prezzi molto più bassi rispetto a chi, da privato, potesse accedere con una qualche fortuna allo stesso canale. Naturalmente qui si parla delle cose positive, ma va da se che sono sottoposti anche a numerosi oneri in realtà; ma questo non c’è bisogno di ribadirlo dato il fatto assolutamente scontato che costituisce. Per tutto ciò possiamo affermare che un imprenditore persegue il fine di lucro e quindi un guadagno, un reddito, da tutto ciò che vende mentre chi vende privatamente non può altro che recuperare in parte una quota di ciò che ha già speso o al massimo arrivare in pareggio e, solo raramente ma in ogni caso sempre lecitamente, guadagnarci. Infatti colui che non esercita professione di vendita non ha a disposizione, per esempio, il meccanismo di compensazione dell’ I.V.A e può conseguentemente solo vendere merce che ha comprato a prezzo pieno, I.V.A compresa, ovvero merce che sia di sua proprietà acquisita non al fine della vendita. Anche se poi fosse stata acquistata con questo intento con certezza sarebbe stata acquistata a prezzi decisamente superiori rispetto al mercato laterale delle merci destinate alla compra-vendita dei professionisti. Per la stragrande maggioranza dei casi si tratterà quindi di merce usata, dal privato comprata e da lui rivenduta. Praticamente mai si tratterà di merce nuova e quindi il privato venderà sempre merce da lui usata a prezzo più basso di quello sostenuto per acquistarla. Il privato quindi non perseguirà il fine di lucro, il guadagno per costituire reddito, ma bensì avrà il fine del realizzo, ovverosia il recupero maggiore possibile del prezzo già speso per comprare l’oggetto ma con certezza quasi mai potrà raggiungerlo e nemmeno ricaricarlo poiché questo raggiungerebbe e sorpasserebbe il prezzo di mercato dell’analogo oggetto nuovo e rimarrebbe sempre con un prodotto invenduto. Si può quindi affermare che nella maggioranza dei casi il privato vende con tutta certezza in perdita. Di norma invece l’imprenditore vende per lucro, per guadagno quindi e molto raramente venderà per realizzo o in perdita e questo gli è permesso in quanto può accedere a strumenti normativi ai quali i privati non possono minimamente accedere. Eccola quindi la differenza tra un venditore privato ed uno professionale: il primo esercita la vendita perseguendo il fine del realizzo e difficilmente ci riesce, il secondo persegue il fine di lucro in maniera professionale e gli riesce praticamente sempre.[...]
Un Bar che non venda mai nemmeno un caffè secondo te deve avere una licenza o no?
Secondo me si e non solo quella ma una serie di autorizzazioni e permessi, anche se il suo "fatturato" non supererà mai i 5000 euro (o i 3000, altra soglia di cui si sente dire in giro).