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in data 17-11-2013 20:26
IL PARADISO, POI, SCESE L'OSCURITA' (di Riccardo)
Prologo:
Sorreggendole il capo inerte, le pettinava i corti capelli, le rinfrescava la fronte.
Era sicura rispondeva alle sue amorevoli cure con un sorriso.
Non aveva mai voluto accettare era un sorriso innaturale e perenne stampato oramai sul suo volto distorto da anni.
Mai avevava voluto correggere il ruolo di madre per farne qualcosa che esula esclusivamente dall'amore incondizionato.
Perchè si e madri indipendentemente da ogni fattore, anche quando esserlo, distorce la reale dimensione del proprio figlio. L'amore non ha logiche, l'amore è egoistico, l'amore è amore e nient'altro che possa lasciare spazi ad altre eventualità similari più convenienti anche all'amore stesso.
Questo rito giornaliero le instillava non rassegnazione, piuttosto, adattamento per non perdere contatto con la condizione di madre. nemmeno aveva coscienza, sarebbe stata l'ultima volta.
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Dall'altra parte, lei scosse il capo.
Qualcosa di appena percettibile, insefinbile, l'aveva tubata per un'attimo per poi rientrare subito nelsuo stato di beatitudine.
Stava nuda, seduta su uno scoglio.
I lunghi capelli bruni bagnati tirati all'indietro a solleticargli le spalle.
Goccioline condensate sulle ciglia brillavano sotto la luce accecante dei due soli.
In questo mondo, non esisteva il buio: tutto era sfolgorante e il trascorrere del tempo non era percepibile.
Per questa ragione, non aveva alcuna consapevolezza dell'istante in cui proietò la sua coscienza in questa dimensione.
Passato, futuro: erano del tutto inesistenti.
L'unica cognizione certa, era il presente inesauribile, l'eternità.
La straordinearità di ciò che la circondava non derivava dal raffronto col brutto.
Ogni cosa era bellezza allo stato puro a cui non gli era possibile assuefarsi per assenza di temporalità.
Le emozioni che traeva dal mondo circostante, sovrapponendosi l'un l'altra, venivano vissute solo al presente in un susseguirsi inesauribile di attimi di meraviglia.
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Alzò il capo verso l'esplosione di luce dove il disco della luna definiva una grande stella, senza provare alcun bruciore agli occhi.
Riportò lo squardo sull'oro liquido fluttuante del mare; si lasciò sprofondare
Forata la superfice dorata, riaprì gli occhi nel cobalto spaccato da lame argentee
L'acqua gelida salata gli fluì in petto turbando i suoi ipersensibili sensi
Sulla barriera di corallo, anemoni si schiusero in una visione riflessa anche sull'iride dei suoi occhi, mentre minuscole creature nuotavano inanzi a lei verso l'abisso turchese.
Rise e prese a roteare tra le piccole bolle colorate che uscendo dalle sue labbra, risalivano verso lo specchio lucente in un turbinio fluorescente.
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l'epilogo:
Cominciò lievemente, con una leggera sensazione di disagio.
Poi, una fitta lancinante le spacco il petto in due.
Prese a dibattersi all'impazzata mentre veniva attratta rapidamente verso l'alto.
Una volta in superfice, sconquassata dalla tosse, vomitò l'acqua all'interno dei suoi polmoni.
Il dolore lacerante, il gelo che le stringevano le membra, la disperazione che si impossessò della sua mente: protraendosi, le diedero ora, la netta sensazione del trascorrere del tempo.
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Nella piccola stanza asettica, sua madre seduta accanto a lei tra angeli neri in abiti bianchi :
col palmo della mano le abbassò le palpebre sullo sguardo vitreo.
Nell'altra dimensione, in preda ad un coacervo di sensazioni insopportabili ed incomprensibili, i denti che battevano l'un l'altro, il corpo tremante: guardò la superfice scura dell'acqua fino a dove l'orizzonte tagliava la grande sfera del sole rosso dell'est.
In alto, la luna argentea era scomparsa, laltro sole era oramai solo un disco buio, orlato da un cerchio di fuoco che andava sempre più affievolendosi.
L'ignoto era spaventoso: cominciò a piangere e urlare in preda alla disperazione.
POI
scese l'oscurità.
Fine