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SONORUSLANDIA ( di versussonorus)


 


Sonoruslandia



all'ombra dei portici di pietra lavica della via del centro:battenti di legno di noce


sfilati dai cardini, in fila ai lati le entrate delle botteghe dei mastri artigiani. 


L'osteria, il forno, il sarto, l'orologiaio, il ciabattino, la drogheria..........


la selvaggina appesa davanti la macelleria.
attraverso le vie respiratorie, passando per il naso e le labbra socchiuse, antiche spezie irrorano i polmoni.
Alchimie, mescolanza di fragranze: miele, bergamotto, cannella, eucalipto, noce moscata, zafferano, finocchietto, rosa canina, aglio selvatico e peperoncino imbevono l'aria.
Occhi sorpresi di bimbi in calzoncini corti cuciti dalle loro mamme, fermi ad osservar faville staccarsi dalla mola a pedali del carretto dell'arrotino. l'aggiustaombrelli, decoratori, crete argille e torni, polvere d'ocra e terra di siena bruciata, fiori, erbe........
E' l'ora di punta:


la gente non crea un via vai è non vi sono molte direzioni da scegliere.


Le persone camminano con tutta calma assaporando il palpitare vitale dell'intero paese di cui sono parte integrante.
Ciò che è essenziale o solo letizia, pare stia tutto inglobato nel ridotto spazio dei portici, la via centrale e la piazza.
Si soffermano a gruppetti; chi narra, chi parla del tempo che farà al domani, chi mani in tasca fischietta, chi canticchia motivetti, chi saggia la consistenza della frutta e verdura tastandola con le mani.


In questo paese custodito dallo sguardo disattento di iddio, non esiste il danaro.
Nessuno fa niente per sè, è' una logica sconosciuta, o tendenza istintiva debellata.

Fuori dai portici, alla fine della via dove il selciato di ciotoli termina e comincia la salita a gradini di mattoni: il giovane violinista dai capelli lunghi scarmigliati e scalzo. Pantaloni marroni a mezzo polpaccio, camicia a motivi floreali; saltella ad ogni apice delle sue evoluzioni di biscrome che si staccano dalle corde martoriate, violentate dal su e giu frenetico dell'archetto, per placarsi a tratti in amene romanze e dopo inalzarsi nuovamente in virtuosismi. Attraverso gli occhi socchiusi, lo sguardo poco prima rapito da calme dimensioni di placidi laghi, fonti d'acqua della serenità: si riaccende nuovamente di luce irriverente, velenosa come frangenti che sferzano alte scogliere, tuoni di mare a sgretolare la terra che vorrebbe contenerlo.


a metà della salita che porta alla piazza, ai due lati: i suonatori di liuto: Unisoni e contrappunti come versi sonori d'amore di corde animali pizzicate da agili dita.
Sopra la salita, Sullo sterrato della piazza a ridosso della biblioteca; i tarantellari.
danze in cerchio e femminielli, castagnole e tamburelli, chitarre battenti e canti.
al centro della piazza: i saltimbanco, il teatrino.
Dolci, caldarroste, focacce, spiedi e mescita di vino.
E quasi buio, tra non molto, tutti lasceranno la via e la piazza.
Rientreranno nelle loro dimore; solo alcuni, sceglieranno di recarsi all'osteria che resta aperta fino a notte fonda.
Attraverso i vetri, unico punto di luce gialla palpitante nel buio pesto sotto gli antichi portici.
Intanto, nelle case accenderanno le lampade ad olio, parleranno della giornata appena trascorsa, berranno liquore alla liquìrizia seduti a tavola mentre i bambini intingono fette di pane raffermo nel latte caldo.
Parleranno dei progetti per il domani, inventeranno fiabe nuove per i figli più piccoli.
I nonni, racconteranno di un mondo reale e lontano, molto diverso da questo, ai nipoti più grandi.


 


Quando tutti avranno preso sonno, i genitori soffieranno sulle fiammelle e nel buio, con le coperte tirate fino sopra la testa, si stringeranno come fosse la prima volta


 


                                                                                                                    Fine